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lunedì 19 aprile 2010

Se c’è la goccia?


Se sapete rispondere a questa domanda ciò significa che: 1) siete anzianotti e 2) siete stati anche voi vittime inconsapevoli di una campagna pubblicitaria degli anni ’80, che continua a mietere vittime ancora oggi, più longeva di una bottiglia di plastica in mezzo al mare.

Tutto questo preambolo per parlare di pubblicità.
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma ripetiamolo: la pubblicità condiziona le nostre scelte, i nostri comportamenti e i nostri valori.
Anche a esserle del tutto impermeabili (cosa impossibile) finiamo tutti col fare ciò che vuole lo spot in tv, l’annuncio sul giornale o il cartellone che fissiamo tutte le mattine con aria di superiorità.
Forse non compreremo mai il prodotto pubblicizzato, ma presto o tardi daremo ragione al suo messaggio: lava più bianco, mangia più sano, vesti più elegante, seduci seduci seduci…

Premetto: io vivo come tutti immerso nella pubblicità e come tutti ne sono condizionato. Tento di decifrare i messaggi e di discernere quanto di buono mi possano comunicare.
Eppure so di esserne schiavo. Come tutti.
La mia generazione si è formata con la tv commerciale. Il nostro mondo è sempre più posticcio, industriale, come quello del Truman Show. Nei nostri desideri, anche in quelli primordiali come il sesso, c’è sempre più plastica.

Ecco perché mi spavento quando sento qualcuno che si dichiara immune dalla Pubblicità.

Non sono in pochi. Chiedete ad amici e parenti quanta attenzione le dedicano. Ottanta su cento vi diranno che ‘non la guardano mai.” Oppure chiedete loro se danno retta ai ‘consigli per gli acquisti’. Stessa risposta o quasi. A me la pubblicità fa un baffo, vi diranno.
Può essere. A me però le persone che rispondono così ricordano certi signori baldanzosi che si dicono sicuri di non ammalarsi mai. Vanno in giro poco coperti pure in inverno, stanno male e non prendono medicine. Non riconoscono i sintomi e, quando si ammalano, sono convinti di non avere nulla.

Così molti di noi agiscono e pensano senza rendersi conto di replicare modelli di compartamento, suggestioni e slogan appresi mesi o addirittura anni prima.
Sono stati contagiati e non lo sanno.
Da quando la politica ha imparato a usare i linguaggi del marketing, poi, il problema sta diventando sempre più spinoso.
In Italia ne sappiamo qualcosa.

Chiudo con una speranza. La sovraesposizione alla pubblicità mi pare stia rendendo immuni le nuove generazioni.
Ne hanno visto e sentito troppe. E troppo grosse.
Forse i giovanissimi non credono più in niente, è vero, ma almeno non si lasciano imbrogliare tanto facilmente da uno slogan ben costruito, da un tanga di pizzo o da un sorriso Durbans...
Ecco vedete, ci sono cascato anch’io.

ps. la foto è tratta dalla collezione dell'artista visuale Francesco Arena e pubblicata sul sito http://www.placesofart.com/arena_francesco.htm