mercoledì 21 luglio 2010

Le ceneri di Ceausescu

La memoria storica è un piatto che va servito freddo.
Capita di tanto in tanto che alcuni popoli sentano il bisogno di fare luce su eventi cupi e luttuosi del proprio passato. Una strana ostinazione li porta a rivangare fatti storici tumultuosi, anche a costo di attizzare vecchi rancori e grandi inimicizie. I crimini commessi durante i regimi o le guerre civili sono l’oggetto ideale per questi improvvisi flash back.
Molto spesso, infatti, la pacificazione dei conflitti viene siglata con il silenzio, le violazioni dei diritti umani, le atrocità commesse sono dimenticate in nome della concordia ritrovata.
Così è accaduto in Italia, alla fine della guerra, in Spagna dopo Franco e così è accaduto in Romania, alla fine del terribile regime di Nicolae Ceausescu, durato dal 1965 al 1989. Il 22 dicembre del 1989, nel pieno della rivolta popolare, Ceauscescu, che era stato un dittatore duro al limite del sadismo, tentò una fuga disperata all'estero. Venne però catturato e processato.
Il processo durò soltanto tre giorni. Le prove contro di lui erano schiaccianti, il suo stesso regime appariva un crimine agli occhi dei romeni infuriati. I giudici lo condannarono a morte senza esitazioni. Il dittatore e sua moglie vennero uccisi il 25 dicembre e sepolti in un cimitero di Bucarest.
Come capita spesso in casi del genere, oggi il ricordo di Ceausescu suscita ancora nella maggior parte dei romeni odio e rancore, ma anche una certa nostalgia, in molti altri. Ogni anno a Natale, l'anniversario della sua morte, qualcuno viene a depositare dei fiori sulla sua tomba.
In particolare, il genero del dittatore Mircea Opran, vedovo della figlia Zoe, durante tutti questi anni non ha smesso di chiedere una verifica delle circostanze della sua condanna a morte. In particolare è convinto che il suocero e la moglie siano stati sepolti in un altro luogo, non nel punto in cui effettivamente si trova la tomba.
Oggi un tribunale di Bucarest ha dato seguito alla sua richiesta e ha fatto riesumare i due cadaveri per procedere ai dovuti rilievi.
Pare però che lo stesso Opran abbia già riconosciuto il cadavere del suocero.
Qualunque cosa accada, probabilmente l'episodio non avrà particolari consguenze del punto di vista giuridico, certamente ne avrà dal punto di vista politico. Aver riportato alla luce le spoglie del dittatore è come aver riportato alla luce un passato contraddittorio e difficile. Sicuramente ha suscitato tra i romeni una forte impressione e forse anche qualche senso di colpa. A maggior ragione in piena crisi economica, in un momento in cui la nostalgia per il comunismo di Stato, in Romania e non solo, è quanto mai viva.

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