lunedì 21 giugno 2010

Il fascino discreto dell'ignoranza.

Lo strafalcione è sempre più di moda. Anzi fa chic, non c'è dubbio. I politici fanno scuola, i giornalisti ne sono ormai maestri. Per non parlare di studenti e perfino professori. Nell'epoca dei correttori automatici conoscere l'ortografia è un optional, congiuntivi e passati remoti saltano come se niente fosse. Per non parlare dei termini stranieri, abusati e massacrati, dei luoghi geografici e delle date storiche. Tutto un fiorire di errori che dicono quanto il sapere sia in voga. Ben poco. D'altra parte basta ricordare che la scuola italiana è da sempre la vittima sacrificale prediletta dei tagli di ogni finanziaria che si rispetti. Certo, c'è ancora tanta gente che si indigna quando sente uno svarione alla tivù. Alcune trasmissioni televisive campano sugli errori dei famosi. Eppure è un'indignazione vana, un ridere a vuoto. L'ignoranza ha testimonial troppo importanti per non prevalere. È quasi uno Status Symbol. Chi non sa piace, perché fa sentire immensa la cultura di coloro che sanno qualcosa. E poi l'ignorante pare spiccio, di poche parole (sbagliate), ma di grandi azioni. L'uomo del fare deve essere anche un po'sgrammaticato per essere credibile.
Tra le donne, poi, il massimo del trendy è la bellona idiota. Sembra non ci sia nulla di più attraente per il maschio italico della bella figliola ignorante e stupidotta. Pensate alla trasmissione la Pupa e il Secchione, ma anche a importanti telegiornali, che hanno avallato lo stereotipo della belloccia ignorante che ha successo perché ha intenerito qualche pezzo da novanta.
I VIP non si contano. Non farò nomi, non è bello dare dell'ignorante a qualcuno. Potrei citare il rampollo di una conosciuta compagnia di automobili italiana, famoso per alcune movimentate vicende mondane e per il congiuntivo ballerino. Oppure il giovane figlio di un ministro del Nord Italia, orgogliosamente pluriripetente, oggi politico acclamato. Il suo soprannome è la Trota. Gliel'ha affibbiato suo padre, non certo per la sua cultura raffinata.
C'è un famoso detto di Goebbels, capo della propaganda nazista: “quando sento parlare di cultura, mi viene voglia di mettere mano alla pistola.” Voleva dire che la cultura è sospetta, elitaria, noiosa e inconcludente, quindi va combattuta. L'ignoranza invece è pura, semplice, primitiva. Soprattutto è manipolabile. A quali esiti abbia portato questa filosofia purtroppo lo sappiamo tutti. Anzi forse qualcuno non lo sa: è troppo ignorante.

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