James Cameron, il regista premio oscar di Titanic e di Avatar, è stato consultato dall’amministrazione di Obama per trovare una soluzione al problema sempre più tragico dell’emorragia di petrolio nel Golfo del Messico. La notizia è stata accolta con ironia da numerosi giornalisti americani. In effetti la dice lunga sulla disperazione del governo di Washington.
Detto questo, l’idea non era poi così assurda. James Cameron può vantare un’esperienza impareggiabile nelle riprese sottomarine e dispone di una flotta di piccoli sommergibili del valore complessivo di 400 milioni di dollari.
Nonostante ciò, notizia di oggi, la compagnia petrolifera British Petroleum ha declinato gentilmente la sua proposta di aiuto. Forse teme l’effetto negativo che avrebbe sull’opinione pubblica e sulle borse la notizia di una multinazionale del petrolio che si affida a un regista per salvarsi. Affondare sì, ma salvando la faccia, si saranno detti i petrolieri inglesi, memori forse di una scena di Titanic e dimentichi del fatto di averla già persa da un pezzo, la faccia.
Dal canto suo, James Cameron ha commentato in modo lapidario il rifiuto: “sono degli imbecilli e non hanno idea di quello che fanno.” Si è detto sempre più preoccupato per il modo in cui la compagnia sta gestendo il disastro. Il regista, infatti, è anche un convinto ambientalista.
Oggi si è diffusa la notizia che anche Kevin Costner si è offerto di intervenire in aiuto della compagnia inglese con la sua Ocean Therapy Solutions, un’azienda specializzata nella separazione del petrolio dall’acqua. Non si sa ancora quale sia la risposta della BP.
Per il momento, come in un film, comico per l'idiozia dei protagonisti e tragico per gli effetti, la falla continua a perdere inesorabilmente petrolio. Chissà per quanto tempo ancora.
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