martedì 1 giugno 2010

Bagatelle per un massacro

Cosa può aver spinto i soldati israeliani a sparare sui pacifisti nella notte di domenica 30 maggio? Me lo sono chiesto vedendo le immagini del blitz militare, i corpi dei civili feriti o uccisi sul ponte delle imbarcazioni, i prigionieri sotto il tiro dei soldati armati fino ai denti.
Ciò che è accaduto è noto, non servono inchieste internazionali o ricostruzioni scientifiche dei fatti. I militari israeliani hanno letteralmente perso la testa. La ‘freedom flottilla’ era composta da navi partite da Cipro su cui viaggiavano esponenti di almeno 40 paesi. Tra loro c’erano pacifisti, esponenti politici e intellettuali che portavano 10mila tonnellate di aiuti alla popolazione di Gaza. Tra loro c’era anche Henning Mankell, il più famoso scrittore svedese.
Non pare potesse trattarsi di un manipolo di pericolosi terroristi.
Suona addirittura ridicola la scusa accampata dal viceministro degli esteri israeliano, secondo cui correva voce che sulle navi si fossero infiltrati alcuni membri di Al Quaeda. Una scusa tanto ridicola da essere tragica. Nessun terrorista sano di mente si sarebbe imbarcato insieme a decine di pacifisti, su una flotta di navi che viaggiavano scortate da giornalisti e televisioni.

Com'è noto, l’intento dichiarato del governo israeliano era impedire alle navi di attraccare a Gaza e di dirottarle verso il porto di Ashdod. Nei giorni scorsi ci hanno provato con le buone, senza successo.
L’attacco dell’altra notte doveva essere quello risolutivo. Con tutta probabilità è stato ordinato direttamente dal governo Netanyahu. Un atto di forza, preciso e chirurgico.
Tuttavia, quando i soldati israeliani sono saliti sulle navi, si sono trovati di fronte a una reazione tipicamente ‘occidentale’: la resistenza, passiva e attiva . Qualcuno degli occupanti delle navi, soprattutto fra gli attivisti turchi della Mavi Marmara, si è ribellato all’arresto, ha tentato di menare le mani. Qualcun altro ha fatto ricorso ad oggetti contundenti. Tanto è bastato a scatenare una reazione assurda e sproporzionata. I soldati hanno sparato ad altezza d’uomo, secondo un vecchio istinto appreso durante l’Intifada o una regola imparata alla scuola militare: ogni essere umano che accenna a un gesto ostile può diventare un nemico mortale. E come tale va annientato.

Al momento si parla di dieci vittime e di numerosi feriti. Il mondo intero ha condannato lo stato di Israele, la Turchia è sul piede di guerra, per non parlare dei vicini paesi arabi che non aspettavano migliore occasione per fomentare l’odio antisemita.
Forse oggi Israele dovrebbe interrogarsi su chi e perché ha istillato tanto terrore cieco nei suoi soldati e nei suoi cittadini. Di certo l’episodio non potrà che accentuare l’isolamento politico e morale in cui è caduto lo stato ebraico.

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