martedì 15 giugno 2010

Non c'è pace in america, dopo la fuga di petrolio la fuga di notizie

Mentre in Italia freme il dibattito sulle cosiddette ‘leggi bavaglio’, negli Stati Uniti è scoppiato un caso di spionaggio e di diffusione di informazioni top secret. Al centro di questa spy story c’è un signore australiano, Julian Assange, e il suo sito: Wikileaks. Si tratta di uno dei più seguiti e temuti siti di informazione indipendente, in grado di lanciare scoop di portata planetaria. Per citarne qualcuno: Wikileaks ha divulgato i ‘manuali’ segreti sul trattamento dei detenuti di Guantanamo, la lista degli iscritti al partito di estrema destra Inglese British National Party e altri documenti scottanti sull’Undici Settembre e sulle teorie sul riscaldamento globale. Assange è un uomo enigmatico, ha lunghi capelli bianchi, ma non è vecchio. Non si sa dove vive esattamente, anche perché è ricercato dalle polizie segrete di mezzo mondo. Si sposta continuamente e gestisce il sito attraverso un sistema diabolico di server che rendono vani tutti i tentativi di localizzarlo. Di certo Assange dispone di molto denaro, ma non paga le sue fonti. L’ultima in ordine di tempo è un giovane ufficiale di stanza in Iraq, di nome Bradley Manning, il quale ha ingenuamente rivelato a un ex hacker oggi giornalista, Adrian Lamo, di aver consegnato ad Assange almeno 260.000 pagine di documenti riservatissimi. Tutto gratis. Lamo, da buon cittadino, ha fatto regolare denuncia e Bradley Manning è finito in galera con l’accusa di alto tradimento. Julian Assange intanto ha fatto perdere le sue tracce, ma ha smentito di essere in possesso di quei documenti riservati. Anzi ha dichiarato di essere pronto a testimoniare in difesa del maldestro ufficiale.
Il Pentagono, in evidente imbarazzo, non si fida neanche un po’, anzi gli 007 americani ritengono la minaccia di Assange estremamente seria. Se fosse tutto vero, rischierebbe di finire su Wikileaks una buona quantità di documenti riservatissimi, report, strategie militari, coperture, forse atti illeciti compiuti in nome dell’interesse nazionale. Insomma, un’altra bella tegola per Obama.
Un assaggio di ciò di cui è capace, Julian Assange l’ha già dato. L’altro giorno ha annunciato dall'Islanda la pubblicazione sul suo sito delle immagini del raid di un elicottero Apache sulle posizioni afgane. Nell’attacco sono morti dodici civili, tra cui due giornalisti della Reuters. Il Pentagono per adesso sembra voler usare le buone maniere. I suoi emissari hanno proposto al fantomatico australiano un incontro, non si sa bene a che scopo. Non c’è nessun mandato di arresto nei suoi confronti e nessuna legge vieta la pubblicazione dei documenti riservati su Wikileaks. Più probabilmente gli agenti Usa metteranno sul piatto qualche milioncin di dollari, come se Julian fosse un bandito qualunque, un piccolo Goldfinger che si è messo in testa di ricattere l’america per soldi. Eppure, forse stavolta si sbagliano. I segreti, si sa, sono tali finché qualcuno non li svela. Da quel momento in poi sono storia. Chissà che il buon Julian Assange non abbia proprio questo in mente: passare alla storia come colui che ha messo in ginocchio la più grande potenza del mondo.

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