giovedì 29 aprile 2010

Chi ha paura di TIN TIN?



Leggo oggi che un signore di nome Mbutu Bienvenu (o Dieudonné, i giornali e i siti discordano curiosamente) ha deciso di denunciare al tribunale di Bruxelles la casa editrice Moulinsart con l’accusa di razzismo.
Il motivo dell’ira di Mbutu è il fumetto TIN TIN del grande illustratore Hergé, non molto noto in Italia, ma popolarissimo soprattutto in Francia e Belgio.
Mbutu si dice molto offeso dai contenuti di un numero della serie: ‘Tin Tin nel Congo’, appunto. Secondo lui gli abitanti del suo paese sono descritti come individui ‘stupidi e senza qualità’ e come persone ‘poco evolute’.

Nel fumetto si racconta il viaggio di un reporter bianco nel paese africano. Gli abitanti del posto sono uomini e donne neri come la pece, tutti seminudi e con le labbrone bianche. Tutti mediamente stolti, pavidi e sottomessi.
A un certo punto si vede addirittura una donna nera, genuflessa davanti all’esploratore, che dice: ‘il padrone bianco è una creatura superiore, l’uomo bianco ha poteri superiori.’
Detto così sembra già poco adatto a un pubblico di bambini, ma non sottilizziamo.

Non è la prima volta che il fumetto viene messo sotto accusa. Qualche anno fa lo stesso Mbutu aveva chiesto al re Alberto I il ritiro della pubblicazione. In Inghilterra la Commissione di Uguglianza Razziale ha imposto alla catena di librerie Borders di rimuovere l’albo dagli scaffali per bambini e di spostarlo in quello per adulti. Come se il razzismo fosse una sorta di pornografia.

Ora, bisogna tenere conto di un dettaglio. Il fumetto è stato pubblicato nel 1931, in bianco e nero (molto nero in quel caso). Vale a dire, in piena epoca coloniale. Al tempo l’idea del buon negro stupido e pacioso era diffusa in tutta l’Europa. Anzi, era l’unica immagine mentale condivisa di quei popoli di pelle scura, considerati selvaggi e ancora semi-sconosciuti.
D’altra parte era vero, quella gente era stata sottomessa a suon di omicidi, razzie e stupri. Nasceva da lì la sottomissione e il timore verso ‘i poteri superiori’ dell’uomo bianco.

Ora, la mia opinione è che il fumetto sia un pezzo da museo. Un reperto di archeo-antropologia, interessante non tanto perché descrive i neri come primitivi, ma perché rappresenta i bianchi un po' come degli idioti.
Tutti quei luoghi comuni, quei complessi mascherati (i poteri superiori dell’uomo bianco) oggi fanno quasi tenerezza.
Insomma, i primitivi del fumetto sono gli Europei degli anni '30 con la loro visione bianco-centrica del mondo che nel decennio successivo avrebbe raso al suolo l’Europa.

Certo, un po’ di presunzione di superiorità sopravvive ancora oggi, ma solo tra individui ‘poco evoluti’.
Onestamente, mi sorprende di più il fatto che non sia stato un bambino di oggi, bianco o nero non fa differenza, a sporgere una piccola denuncia contro Tin Tin.

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