venerdì 30 aprile 2010

Grazie a Dio Mourinho non fa politica

 L’uomo ha carisma, non c’è dubbio. È determinato e vincente, furbo e preparato. Sa motivare gli uomini come nessuno. Non ha cedimenti e non sa cosa vuole dire fare autocritica.
Tutto questo lo rende l’allenatore di calcio migliore del mondo. Qualsiasi società sportiva si svenerebbe per averlo. Il pubblico avversario, nonostante la sua oggettiva antipatia, lo rispetta. Per i tifosi dell’Inter è un eroe, un santo, quasi un mito.

Se José Mourinho non fosse un allenatore, sarebbe un dittatore perfetto.
Ne avrebbe tutte le qualità, oltre a quelle sportive. Non difetta di cinismo e di opportunismo. Sa usare una retorica elementare, ma efficace. È magnetico, soprattutto davanti alle telecamere, grazie a quel suo sguardo da perenne invasato che ti fa chiedere se ci è o se ci fa.
Non dice mai nulla di significativo, ma sembra sempre che stia per dispensare il Verbo.
Non ha rispetto per nessuno. È scorretto, strafottente, antisportivo. Se c’è una persona immatura, quella è Mourinho.
Ha il culto di sé stesso. Non si era mai visto un allenatore capace di correre da solo per tutto il campo col dito alzato dopo un successo della sua squadra. L’ha fatto lui al Camp Nou.
Non ama i suoi giocatori e i giocatori non lo amano. Al massimo lo temono. Mai sentito un giocatore parlare bene di lui.
Come tutti i tiranni, Mourinho odia la bellezza. Le sue squadre giocano in modo elementare, pratico, essenziale. Ama la potenza e non la tecnica.
José, al contrario, è ferocemente abile nel distruggere il gioco altrui. Chissà come ha goduto ieri nel vedere Leo Messi ingabbiato fra i suoi mastini.
Tutto questo gli permette di vincere, ma a prezzo di tensioni fortissime. Come tutti i dittatori, Mourinho ha bisogno di nemici su cui sfogarle. Nemici esterni, il mondo intero, e nemici interni, come Balotelli, immaturo e strafottente quanto lui.

Per fortuna il calcio è l'oppio dei popoli e lo sfogo di tutti i peggiori istinti repressi.
L’unico luogo dove si può ancora parlare il linguaggio della guerra e usare frasi come ‘espugnare il terreno nemico’, ‘annientare gli avversari’ o ‘dare il sangue per una vittoria’ (sempre José).

E, grazie a Dio, Mourinho non fa il politico. Per adesso.

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