mercoledì 14 aprile 2010

Philip Roth e le interviste impossibili


Questa storia non ha avuto grande eco sui giornali e sulle televisioni italiane.
Eppure continua a suscitare reazioni di curiosità e sconcerto negli ambienti giornalistici di mezzo mondo.
La scoperta si deve a Paola Zanuttini di Repubblica. Lo scorso febbraio, nel corso di un’intervista sul suo nuovo libro, Umiliazione, ha chiesto allo scrittore americano Philip Roth se fosse vero che Obama l’aveva parecchio deluso.
Roth è caduto dalle nuvole, ha smentito e le ha chiesto alla Zanuttini dove l’avesse letto. Lei ha risposto che l’aveva dichiarato lui stesso in un’intervista pubblicata lo scorso novembre su Libero a firma di Tommaso Debenedetti.
“Non è vero nulla,” ha protestato Roth, “Obama è fantastico”. Subito dopo ha chiamato il suo agente, il quale ha confermato che lui con questo Debenedetti non ha mai parlato in vita sua.

Ora, in America il giornalismo è ancora una cosa seria e la notizia ha destato subito una certa curiosità. I redattori del NEW YORKER hanno sentito odore di bruciato. Una di loro, Judith Thurman si è messa sulle tracce dell’intervistatore Tommaso Debenedetti e ha scoperto che si tratta di un freelance poco noto che si occupa di letteratura e collabora saltuariamente con alcuni giornali italiani.
Con una certa sorpresa, poi, è venuta a sapere che Debenedetti vanta al suo attivo almeno una ventina di interviste con il meglio del jet-set letterario mondiale: Nadine Gordimer, Abraham Yeoshua, Gunter Grass, José Saramago, J.M.Coetzee, Le Clézio, Toni Morrison, Amos Oz, Wilbur Smith, John Grisham, Gore Vidal,
Herta Müller e così via.
Nessuno dei massimi scrittori viventi sembra potergli sfuggire.
Quasi tutte le interviste sono state pubblicate sul giornale di triestino Piccolo, sul cui sito ilpiccolo.gelocal.it sono tuttora reperibili (e speriamo vi rimangano, a futura memoria).

La Thurman, colta da invidia e da un malizioso sospetto, si è presa la briga di interpellare gli scrittori intervistati.
Tutti, nessuno escluso, hanno dichiarato di non ricordare di avere parlato con Debenedetti di persona e tantomeno al telefono.
G. Grass è addirittura certo di non avergli mai rilasciato un’intervista. L’autore del Tamburo di Latta, dice il suo agente, ha una memoria infallibile e si sarebbe ricordato certamente di lui. La scrittrice romena, Premio Nobel 2009,
Herta Müller ha fatto dichiarare da un suo agente stampa (lei non parla con i giornalisti) di non avere mai concesso interviste a nessuno. Doctorow dichiara addirittura che il linguaggio e l’immaginario che gli viene attribuito nell’intervista con Debenedetti è semplicemente ‘impossibile’.

Il passo seguente della coriacea redattrice del NEW YORKER è stato andare a chiedere spiegazioni al Piccolo di Trieste. Uno dei capiredattori del quotidiano, Mazzena Lona, ha dichiarato di avere sempre considerato Debenedetti un collaboratore valido e affidabile, tanto da non avere bisogno di richiedergli uno straccio di prova. Motivo di tanta fiducia, ha ammesso Mazzena Lona, era il fatto che Debenedetti appartiene a un’illustrissima famiglia di letterati.
Tutto vero, il nonno del nostro Debenedetti è stato uno dei più importanti critici letterari italiani del ‘900, Giacomo Debenedetti. Il padre, Antonio è un noto giornalista del Corriere della Sera e apprezzato scrittore.
A parte questi dettagli, però, la risposta del direttore del Piccolo avrà di certo fatto sobbalzare la nostra Thurman. Non deve essere abituata, infatti, a valutare l’attendibilità delle notizie basandosi sulle ascendenze dinastiche delle fonti.
Quanto al quotidiano Libero, dalla redazione dichiarano che l’autore era solo un collaboratore saltuario. Solo per caso la famosa frase contro Obama attribuita a Philip Roth era in linea con l’area politica (centro-destra) alla quale il giornale s’ispira.
A onore di Debenedetti va detto che sul Piccolo, di proprietà di un editore vicino alla Sinistra, era uscita in precedenza un’altra intervista (pure quella smentita) a Philip Roth, in cui l’autore di Pastorale Americana dichiarava di essere ‘innamorato’ del presidente Obama.
Quando si dice la Par Condicio.

A questo punto a Judith Thurman non restava che interpellare lui, Tommaso Debenedetti. Il suo numero di telefono cellulare lo ha ottenuto grazie a una soffiata della redazione del Piccolo (vendetta? senso di colpa?).
Meno male che la giornalista del New Yorker conosce l’italiano. Debenedetti infatti ha ammesso subito di non parlare bene l’inglese. Poi si è corretto dicendo di masticarlo quanto basta per fare domande e capire le risposte. Come abbia fatto a parlare con tutti quei premi Nobel non è dato sapere.
Il freelance, poi, si è detto sorpreso e addolorato per la smentita di Roth. Secondo lui il voltafaccia si giustifica con la paura del grande scrittore di perdere ogni chance di vincere il premio Nobel. Secondo prassi italiana, Debenedetti ha minacciato di adire alle vie legali contro di lui.
A questo punto la redattrice del NEW YORKER gli ha rivolto la domanda della verità. “caro collega: se è così sicuro, avrà sicuramente conservato le prove delle sue interviste. Dove sono le registrazioni, i taccuini, gli appunti?”
“Quali prove?” ha risposto Debenedetti. Una parte dei materiali ha detto di averla perduta, l’altra invece l’ha distrutta con le sue mani.
La risposta non farebbe una piega, se Debenedetti non fosse un giornalista e di solito un giornalista non si libera delle sue pezze d’appoggio, nemmeno sotto minaccia di arma da fuoco. Figuriamoci se si tratta delle conversazioni con una decina di premi Nobel.
In conclusione di telefonata, Debenedetti ha dichiarato di avere interrotto i rapporti con l’illustre padre Antonio. Evidentemente tra i due non corre buon sangue.

Non sappiamo se la storia finirà qui o ci saranno nuovi clamorosi sviluppi. La vicenda certo non dice nulla di buono sullo stato di salute del giornalismo italiano. È bastato un nome altisonante e qualche dichiarazione ben piazzata a favore dell’una o dell’altra parrocchia politica per ammaliare direttori di giornali e intere redazioni.
Nessuno poi si è posto il ragionevole dubbio che tanti bei nomi della letteratura non li avrebbe messi insieme nemmeno Oriana Fallaci.
Non credo infine che qualcuno degli scrittori sporgerà denunce. Anche se premi Nobel, gli scrittori sono persone sportive. Né, credo, lo farà il buon Debenedetti, a meno che non riesca a recuperare dalla spazzatura o dal camino qualche brandello di prova, se mai ne è esistita una.

Parlando di letteratura, a me piace pensare che il nostro Freelance sarebbe stato simpatico al Borges di Ficciones e Otras Ficciones, all’Italo Calvino delle Città Invisibili o a Umberto Eco delle Interviste impossibili. Forse, perché no, anche al Barone di Munchausen.


Post scriptum
Qualche mese fa è comparsa sui giornali la notizia della morte di Antonio Debenedetti, il noto giornalista/scrittore padre di Tommaso. ‘Coccodrilli’ e messaggi di cordoglio come se piovesse
La notizia però era falsa e lo stesso giornalista si è trovato a dover smentire con un certo imbarazzo la notizia del suo decesso. “È stata una prova generale,” ha detto. Infine si è dichiarato meravigliato dal fatto che alcuni giornali riportino le notizie senza nemmeno verificare l’autenticità delle fonti.
Parole sante.



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