giovedì 15 aprile 2010

Fini viene, Fini va...


Fini se ne va, Fini litiga con Silvio, Fini fa gruppo a sé…
Notizia di oggi. Qualcuno per un po’ ci crede. Alcuni milioni di italiani, ostili all’asse Berlusconi-Bossi incrociano le dita. Fanno un po’ come quelli che soffiano davanti alla televisione quando il pallone non ne vuole sapere di varcare la linea di porta. Dai, forza, un centimetro, solo un pochino…
Poi pensandoci bene, si capisce il motivo molto probabile per cui Fini se l’è presa tanto. Già, perché?
Proprio oggi Umberto Bossi ha dichiarato che il prossimo premier sarà un leghista. Quindi ipso facto non sarà Fini. Addio sogni di gloria.
Se fosse questo il motivo, il gioco del Fini nazionale diventerebbe chiaro. E meschino. In questi mesi tutto il suo ciarlare di riforme, di profilo istituzionale, di equilibrio tra i poteri dello stato serviva solo a preparargli una poltrona da primo ministro da occupare all’ombra del Joker di Arcore, nel frattempo assurto a presidente plenipotenziario della Repubblica.
Si spiega così pure quella strana frase pronunciata in un liceo romano qualche giorno fa: “le riforme (come il presidenzialismo alla francese) si possono fare anche con l’appoggio della sola maggioranza.” Proprio lui che era stato il difensore delle larghe intese…
A questo punto a Gianfranchino restano due possibilità: o si trova l'ennesimo padre-padrone che gli promette un limpido futuro politico, che è molto improbabile, oppure dovrà rassegnarsi a restare sotto l’ala di Silvio ancora a lungo.
Ammesso che Berlusconi abbia ancora voglia di tenercelo.

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