Martedi sera, nel corso della partita vinta dall’Inter contro il Barcellona, Mario Balotelli è stato insultato dal suo allenatore, linciato verbalmente da 80.000 persone e assalito fisicamente dai compagni. Il giorno dopo, tutti i giornali lo hanno vivisezionato.
La società lo multerà. Se esistesse ancora la corte marziale, Mario sarebbe stato condannato alla fucilazione per alto tradimento.
Vero, Balotelli ha giocato un quarto d’ora da schifo, ma un’ostilità così violenta non si spiega. Non si è mai visto un accanimento tanto rabbioso contro un solo giocatore. E la reazione scomposta di Mario, la maglia gettata a terra, è stata più che comprensibile.
A Mario non va più di fare la vittima sacrificale, il capro espiatorio.
Vinca o perda, Mourinho gli attribuisce sempre qualche colpa. Perfino quando non gioca.
Balotelli è il parafulmine di tutti i problemi dell’Inter.
Ma perché lui e non un altro?
Mario è un bersaglio facile. Sul suo conto gira una brutta fama di ragazzo viziato e arrogante. I soldi gli hanno dato alla testa, dicono. Ha talento sì, ma non s’impegna. È come un anatroccolo che non è ancora diventato un cigno.
Un brutto anatroccolo nero, come il colore della sua pelle.
Infatti, Mario Balotelli è un ‘nuovo’ italiano. I suoi genitori sono ghanesi, suo padre si chiama Thomas Barwuah, la madre Rose. Quando era ancora molto piccolo, hanno dovuto affidarlo a una famiglia italiana di Bagnolo in provincia di Brescia, perché non avevano abbastanza soldi.
Mario è cresciuto, è diventato un ragazzo alto, prestante, veloce. Dotato di mezzi fisici e tecnici che ne fanno un fuoriclasse assoluto. Il migliore oggi in circolazione.
Il colore della sua pelle però gli attira insulti negli stadi di tutta Italia. Alcuni suoi colleghi calciatori giustificano i ‘Negro di merda’ e i versi della scimmia che gli vengono rivolti dai tifosi così: “non è mica razzismo,” dicono, “è lui che è antipatico.”
Sarà antipatico, però Balotelli è anche un fenomeno nuovo. Qualcosa che il pubblico italiano ancora non conosce e non accetta. Hai voglia a negare. Quando gioca male lui, nel retrocervello ti dici che è un italiano fasullo, uno che guadagna troppo. Ha donne, auto e case che gli italiani veri si sognano. E il fischio, l’insulto viene fuori quasi naturale, catartico.
Balotelli è l’eccezione nell’ordine corretto delle cose.
Con questo stato d’animo il ragazzo va in campo, quando ci va.
A sfidare chi lo considera un abusivo, un privilegiato dalla sorte che l’avrebbe voluto lavavetri o vucumprà.
Mourinho, spietato e cinico com’è, lo sa bene. E sa come usare la sua rabbia di ragazzo cresciuto senza una vera patria e senza una vera famiglia.
Di recente il Ghana ha offerto a Mario di giocare per i suoi colori. Fossi in Balotelli ci farei un pensierino.
Esattamente così, condivido in pieno. Fossi stata in lui mi sarei stancata anche prima. E della maglietta avrei fatto altro uso, altro che gettarla semplicemente a terra. Si tratta di razzismo puro e semplice. Pregiudizio e ignoranza. Altro che dietrologia e spiegazioni di superficie...tanto la colpa è sempre del "negro".
RispondiEliminagrazie del commento. Il caso è molto complesso. nel senso che lui oggettivamente è un tipo problematico, non fa nulla per farsi volere bene ed è tecnicamente un bambino. La gente però lo considera un corpo estraneo. Un'entità incomprensibile (anche perché non ben è identificabile come italiano). Tutto questo provoca ciò che si è visto. è un caso interessante e andrebbe analizzato un po' più approfonditamente rispetto ai cori da stadio e alle dichiarazioni di quattro ignoranti che nella vita hanno visto solo palloni. La gente poi ripete opinioni precotte. Balotelli cattivo, tutti gli altri buoni.
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