Vi sarà capitato ultimamente di vedere in televisione lo spot commerciale della Renault Clio del 20esimo anniversario.
Si vedono alcuni uomini all'uscita di una scuola. Ognuno in piedi davanti alla propria auto. Allo squillo della campanella i bambini escono correndo. Scena idilliaca, già vista in altre pubblicità (tipicamente della Ferrero). Qui però c'è la sorpresa. Tutti i bambini si lanciano verso i genitori. Solo uno degli uomini, un tipo giovanil sportivo, guarda caso il proprietario della Clio, rimane solo. Infatti lui aspetta la maestra, giovane e attraente, che gli si getta fra le braccia al rallentatore.
La voce fuori campo dice: "nuova clio, dalla vita aspettati di più."
Ora, al di là dei pareri personali, la trovata ha un suo fascino malefico. Si seleziona brutalmente il target della comunicazione, facendo leva su un'aspirazione tipicamente maschile.
Via i bambini, via la famiglia, resta il sano desiderio di divertirsi.
Il messaggio arriva chiarissimo ai single convinti, ai mariti 30-40enni vagamente insoddisfatti e a qualche 50enne in vena di emozioni dimenticate. Il pubblico femminile invece non sembra aver gradito per nulla. Mai toccare i bambini.
C'è anche un altro problema. In pubblicità l'aspirazione deve essere coerente con il prodotto. Se al posto della Clio ci fosse stata una Jaguar o una Porsche l'idea avrebbe avuto un suo perché.
Trattandosi invece dello spot di un'utilitaria economica tipicamente femminile il risultato finale rischia di essere contraddittorio. Anzi, un vero boomerang.
Dopo aver scontentato le donne, la clio rischia di diventare appetibile solo per un pubblico molto ristretto di single squattrinati, in cerca di pseudo-emozioni a buon mercato. I classici 'sfigati'.
Cari amici della Renault, cinismo per cinismo, la maestra bionda sarebbe salita su una station-wagon o su una berlina di grossa cilindrata, magari con il padre di uno dei suoi alunni.
Questo è il video dello spot.
http://www.youtube.com/watch?v=1n2B8n0cjsc
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