Non so se ve ne siete accorti. Appena si è diffusa la notizia dell’eliminazione dell’Italia, mezzo mondo ha fatto festa. Ieri sui siti dei giornali di quasi tutti i paesi sono comparse frasi ironiche all’indirizzo della squadra di Lippi: “Ciao ciao, Arriverderci Italia, Ridiculos,” e altre meno simpatiche. Su facebook e twitter non si contano gli sberleffi da parte degli stranieri.
Ora, è normale che l’umiliazione della squadra campione faccia notizia. Altrettanto comprensibile è il sollievo delle nazioni ancora in gara nel vedere uscire un concorrente temibile (sulla carta). Al netto di queste considerazioni, però non si spiega perché l’Italia e gli italiani stiano sulle scatole a mezzo mondo. Nemmeno la Francia è riuscita a superarci in questa speciale classifica. Non è bastato scegliere come allenatore l’odioso Domenech e una squadra di giocatori boriosi e nevrotici. I più odiati siamo ancora noi. C’è una canzoncina di un gruppo comico che spopola in Germania. Più o meno dice che possono vincere tutti tranne l’Italia “nur Italien nicht”, perché l’italia non si sopporta. Sarà che brucia ancora la sconfitta del 2006 o quella nella finale dell’ultima Champions League, persa dal Bayern contro l’Inter, ma l’impressione è che ci sia qualcosa di più.
Per anni gli italiani sono stati additati come la squadra dei tuffatori, dei provocatori, dei piagnoni infidi e catenacciari. Provate fare il nome di Tassotti agli spagnoli, di Materazzi ai Francesi e o di Grosso agli Australiani, per capire di cosa stiamo parlando. Non va meglio con le squadre di club. L’Italia è vista come la tipica squadra che corre poco, aspetta l’avversario e colpisce a tradimento in contropiede. Così molti stranieri immaginano gli italiani: il popolo della ‘dolce vita’ e dell’alta moda, che vive sempre un tantino al di sopra delle sue possibilità e fatica poco. Il tutto senza ombra di serietà e di onestà.
E i nostri politici, governo in testa, non ci aiutano molto.
A questo punto viene da dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Una sconfitta così disastrosa non potrà che renderci un po’ più simpatici. D’altra parte gli azzurri di Lippi hanno perso, male, ma non hanno avanzato scuse patetiche. Hanno simulato poco e a ben vedere hanno fatto pochissimo catenaccio. Viene quasi da dire che l’Italia è stata la meno ‘italiana’ di tutte le squadre di questo mondiale.
Visti i risultati, forse la prossima volta sarà bene ripensarci.
Ora, è normale che l’umiliazione della squadra campione faccia notizia. Altrettanto comprensibile è il sollievo delle nazioni ancora in gara nel vedere uscire un concorrente temibile (sulla carta). Al netto di queste considerazioni, però non si spiega perché l’Italia e gli italiani stiano sulle scatole a mezzo mondo. Nemmeno la Francia è riuscita a superarci in questa speciale classifica. Non è bastato scegliere come allenatore l’odioso Domenech e una squadra di giocatori boriosi e nevrotici. I più odiati siamo ancora noi. C’è una canzoncina di un gruppo comico che spopola in Germania. Più o meno dice che possono vincere tutti tranne l’Italia “nur Italien nicht”, perché l’italia non si sopporta. Sarà che brucia ancora la sconfitta del 2006 o quella nella finale dell’ultima Champions League, persa dal Bayern contro l’Inter, ma l’impressione è che ci sia qualcosa di più.
Per anni gli italiani sono stati additati come la squadra dei tuffatori, dei provocatori, dei piagnoni infidi e catenacciari. Provate fare il nome di Tassotti agli spagnoli, di Materazzi ai Francesi e o di Grosso agli Australiani, per capire di cosa stiamo parlando. Non va meglio con le squadre di club. L’Italia è vista come la tipica squadra che corre poco, aspetta l’avversario e colpisce a tradimento in contropiede. Così molti stranieri immaginano gli italiani: il popolo della ‘dolce vita’ e dell’alta moda, che vive sempre un tantino al di sopra delle sue possibilità e fatica poco. Il tutto senza ombra di serietà e di onestà.
E i nostri politici, governo in testa, non ci aiutano molto.
A questo punto viene da dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Una sconfitta così disastrosa non potrà che renderci un po’ più simpatici. D’altra parte gli azzurri di Lippi hanno perso, male, ma non hanno avanzato scuse patetiche. Hanno simulato poco e a ben vedere hanno fatto pochissimo catenaccio. Viene quasi da dire che l’Italia è stata la meno ‘italiana’ di tutte le squadre di questo mondiale.
Visti i risultati, forse la prossima volta sarà bene ripensarci.
La prossima volta cambiamo il nome alla nazionale, magliette verdi e nuovo inno. E Calderoli come mister. Saremo molto piu simpatici e padani.
RispondiEliminanon c'è bisogno, basta eleggere meno cialtroni e fare un po' meno i fighetti, in campo e fuori, e l'italia migliora di sicuro.
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