
Se sapete rispondere a questa domanda ciò significa che: 1) siete anzianotti e 2) siete stati anche voi vittime inconsapevoli di una campagna pubblicitaria degli anni ’80, che continua a mietere vittime ancora oggi, più longeva di una bottiglia di plastica in mezzo al mare.
Tutto questo preambolo per parlare di pubblicità.
Non ci sarebbe bisogno di dirlo, ma ripetiamolo: la pubblicità condiziona le nostre scelte, i nostri comportamenti e i nostri valori.
Anche a esserle del tutto impermeabili (cosa impossibile) finiamo tutti col fare ciò che vuole lo spot in tv, l’annuncio sul giornale o il cartellone che fissiamo tutte le mattine con aria di superiorità.
Forse non compreremo mai il prodotto pubblicizzato, ma presto o tardi daremo ragione al suo messaggio: lava più bianco, mangia più sano, vesti più elegante, seduci seduci seduci…
Premetto: io vivo come tutti immerso nella pubblicità e come tutti ne sono condizionato. Tento di decifrare i messaggi e di discernere quanto di buono mi possano comunicare.
Eppure so di esserne schiavo. Come tutti.
La mia generazione si è formata con la tv commerciale. Il nostro mondo è sempre più posticcio, industriale, come quello del Truman Show. Nei nostri desideri, anche in quelli primordiali come il sesso, c’è sempre più plastica.
Ecco perché mi spavento quando sento qualcuno che si dichiara immune dalla Pubblicità.
Non sono in pochi. Chiedete ad amici e parenti quanta attenzione le dedicano. Ottanta su cento vi diranno che ‘non la guardano mai.” Oppure chiedete loro se danno retta ai ‘consigli per gli acquisti’. Stessa risposta o quasi. A me la pubblicità fa un baffo, vi diranno.
Può essere. A me però le persone che rispondono così ricordano certi signori baldanzosi che si dicono sicuri di non ammalarsi mai. Vanno in giro poco coperti pure in inverno, stanno male e non prendono medicine. Non riconoscono i sintomi e, quando si ammalano, sono convinti di non avere nulla.
Così molti di noi agiscono e pensano senza rendersi conto di replicare modelli di compartamento, suggestioni e slogan appresi mesi o addirittura anni prima.
Sono stati contagiati e non lo sanno.
Da quando la politica ha imparato a usare i linguaggi del marketing, poi, il problema sta diventando sempre più spinoso.
In Italia ne sappiamo qualcosa.
Chiudo con una speranza. La sovraesposizione alla pubblicità mi pare stia rendendo immuni le nuove generazioni.
Ne hanno visto e sentito troppe. E troppo grosse.
Forse i giovanissimi non credono più in niente, è vero, ma almeno non si lasciano imbrogliare tanto facilmente da uno slogan ben costruito, da un tanga di pizzo o da un sorriso Durbans...
Ecco vedete, ci sono cascato anch’io.
ps. la foto è tratta dalla collezione dell'artista visuale Francesco Arena e pubblicata sul sito http://www.placesofart.com/arena_francesco.htm
La risposta è... Gim :)) Eh sì, anche io sono un poco anzianotta, lo riconosco. Bel post, approvo. Tuttavia, se ad Alghero ragazzine di 14 anni si vendevano spontaneamente per 600 euro a botta a un vecchio di 80 anni per comprarsi vestiti firmati e cellulari ultima generazione forse i giovanissimi non sono immuni come tu credi. Anzi, credo siano peggio, perché spesso non sanno riconoscere un messaggio promozionale da una comunicazione di servizio, la poesia dalla prosa, il necessario dal superfluo.
RispondiEliminaopinione personale: le ragazzine erano molto più furbe del vecchietto in calore. Non ho detto che i giovani non siano cinici, ho detto che capiscono al volo ciò che il mercato offre loro e sanno come prenderselo.
RispondiEliminaSenza i cuori di panna o mulini bianchi con i quali siamo cresciuti noi.