
Questa è una storia molto inglese.
Alla fine del 2006 Jon Matthews, un agente di commercio del Buckinghamshire con la passione del gioco, ha scoperto improvvisamente di avere un tumore, forse il più spietato: il Mesotelioma, il tumore dell’amianto.
In questi casi i medici non hanno dubbi: il decorso è sempre infausto. Nessuno sopravvive più di due anni alla diagnosi. Secondo il medico che lo ha visitato, Jon aveva sì e no un anno di vita davanti. In questi casi è meglio essere chiari fin da subito. No Hope, gli ha detto. Non ci sono speranze.
Nessuno può sapere come ci si sente dopo una scoperta del genere, tranne coloro che l’hanno provato. La vita deve sembrare tutta un’altra cosa, quando sai che il termine è così vicino e così certo. Molti cadono in depressione, altri tentano di vivere il tempo che resta come meglio possono.
Jon Matthews ha deciso di reagire. A modo suo.
Da buon giocatore, si è recato nell’ufficio di un bookmaker di nome William Hill e ha fatto la sua scommessa: “Mi gioco cento sterline che sopravvivo fino al 1 giugno 2008”.
All’inizio il bookmaker deve essere rimasto di sasso. Poi, quando ha saputo della malattia di Jon, ha deciso di prendere in seria considerazione la puntata. A noi italiani sembrerà forse cinico, in realtà è il modo in cui gli inglesi sfidano la sorte: assegnandole una probabilità e un premio.
Secondo William Hill, nel 2007 la sopravvivenza di Jon Matthews pagava 50 a uno. Non male.
A quel punto mancava soltanto qualcuno che gli scommettesse contro.
Rispettosamente si è fatto avanti un signore di nome Graham Sharp, che ha accettato la sfida: se Jon fosse morto prima del 1 giugno 2008 avrebbe vinto le cento sterline, se fosse sopravvissuto ne avrebbe pagato ben cinquemila.
Indovinate com’è andata?
Puntuale, il primo giugno del 2008 Jon Matthews si è presentato a ritirare la sua vincita. Non proprio in salute, ma vivo. Dal canto suo, Graham Sharp ha pagato le sue cinquemila sterline volentieri.
“Sono il primo uomo al mondo che scommette sulla propria vita,” ha dichiarato Jon ai giornalisti attirati dalla notizia. Prima di andarsene, colpo di scena. Ha sfilato dal mazzo una banconota e ha rilanciato: “cento sterline che sopravvivo fino al 1 giugno 2009.”
A quel punto Graham Sharp non poteva che accettare. Stessa posta: 50 a 1.
È passato un altro anno. Si dice che Jon Matthews abbia devoluto parte dei soldi vinti in beneficenza. Di sicuro una parte li ha spesi per sé. Gli servivano per tenersi su di morale e per divertirsi. E come dargli torto.
Forse anche per questo, il primo giugno del 2009 Jon si è ripresentato all’appuntamento. Vivo.
Era già quasi un miracolo. Negli ospedali dei dintorni i medici non avevano mai visto nessuno sopravvivere così a lungo al mesotelioma. Quella volta Jon stava molto peggio, tuttavia ha ritirato le cinquemila sterline e ha rilanciato un’altra volta.
“Cento sterline che sarò qui anche l’anno prossimo.”
Chissà se ci credeva davvero. Forse no, ma che importa. Si scommette anche contro la logica, a volte.
William Hill è un bookmaker professionista e un professionista stima la scommessa quello che vale.
Secondo lui, quel giorno, la puntata di Jon Matthews pagava 100 a uno. Il doppio delle prime due.
Jon aveva la metà delle probabilità di essere ancora vivo il primo giugno del 2010.
Sono passati più di undici mesi.
Jon Matthews è morto lo scorso lunedì dieci maggio. Venti giorni prima di vincere per la terza volta.
Graham Sharp era già pronto a pagare altre diecimila sterline. Quando l’ha saputo si detto molto triste per aver vinto, ma anche contento per aver aiutato Jon a restare in vita più a lungo grazie a quella scommessa.
In fin dei conti, Jon Matthews ha guadagnato diecimila sterline contro cento. Ha perso una volta, ma ha vinto altre due. E questo per un vero giocatore è già un successo.
Una cosa è certa: se avesse vinto, Jon avrebbe rilanciato ancora...